Calo drastico della pratica della “surroga”

Introdotta dal decreto Bersani nel 2007, la surroga (o portabilità) era sembrata davvero un colpo di fortuna per i consumatori, e anche un ottimo strumento per rafforzare la competitività tra banche. Questo provvedimento permette a coloro che hanno sottoscritto un mutuo di trasferire senza costi il debito residuo presso un altro istituto bancario che applichi condizioni migliori. All’inizio ne hanno usufruito in molti, ma oggi questa pratica sembra non piacere più: né alle banche né ai clienti. Come mai?

“Perché – dice Renato Landoni, presidente della società di mediazione creditizia Kiron Partner– agli attuali livelli di spread, la surroga non è più economicamente conveniente per il cliente. E gli istituti di credito la considerano più rischiosa”.

Il sopraggiungere della crisi ha spinto le banche a ridurre gradualmente l’offerta, e contemporaneamente l’accesso ai finanziamenti si è fatto via via più difficile al passato, escludendo di fatto quella fascia di mercato finanziariamente più debole.

Le famiglie, dal canto loro, temendo di non ottenere le delibere necessarie, sono meno propense a spostarsi da un istituto di credito a un altro. Ma è soprattutto “il fattore convenienza” che conta, ed è ormai chiaro che trovare, oggi, un mutuo a condizioni migliori di un’altro stipulato un anno e mezzo fa è pressoché impossibile.

La situazione potrà cambiare solo quando i tassi d’interesse ricominceranno a diminuire, e le banche potranno allora lanciare sul mercato nuovi prodotti.

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