Lieve calo del tasso dei mutui ad agosto 2012

Notizie (timidamente) positive per chi in questo periodo intende comprare casa. Il tasso di interesse sui mutui è infatti sceso al 4,21%, a fronte del precedente 4,23%, per l’acquisto di abitazioni nel mese di agosto 2012. A dare questa notizia è la Banca d’Italia, basandosi sulle principali voci dei bilanci bancari. Ricordiamo inoltre che gli stessi tassi, a luglio 2011 si collocavano al 3,51% (taeg), mentre il dato più alto era stato registrato a febbraio 2012 con il 4,61%. È un calo senz’altro contenuto ma che, dopo molti mesi negativi, potrebbe rappresentare un segnale di incoraggiamento per i futuri compratori di case, agevolando così anche la ripresa del settore edilizio.

Il tasso sul credito al consumo (sempre ad agosto 2012) si è invece collocato al 9,71%, a fronte del 9,72% di luglio e il 9,80 di giugno. Restando nei numeri delle grandezze bancarie, il tasso sui conti correnti ad agosto 2012 è sceso di poco, passando cioè dal 5,19% al 5,16% per quanto riguarda i prestiti, mentre sulla raccolta bancaria di denaro il tasso è in lieve rialzo all’1,25% contro l’1,24% di luglio e l’1,23% di giugno.

Come cambia il Fondo di Solidarietà

Ci sono cambiamenti in vista per il Fondo di solidarietà per l’acquisto della prima casa. La Riforma del lavoro, varata dal Ministro Fornero, prevede infatti che l’accesso al Fondo sarà esclusiva di due categorie: chi perde il posto di lavoro e chi è colpito da handicap. In presenza di queste casistiche, è prevista la sospensione delle rate del mutuo per l’acquisto della prima casa.

Secondo quanto previsto dalla vecchia normativa del 2008, il Fondo permetteva, in particolari condizioni, di sospendere le rate del finanziamento, facendosi però carico degli oneri finanziari, ovvero degli interessi delle rate sospese.

Queste agevolazioni venivano concesse in vari casi, ma adesso, secondo quanto previsto dalla Riforma Fornero, la sospensione sarà limitata ai soli soggetti che dovessero perdere il posto di lavoro dipendente o parasubordinato e in presenza di forme di handicap.

Verrebbero dunque esclusi dai benefici tutti gli altri casi in precedenza previsti, come per esempio i costi di ristrutturazione e l’aumento della rata del mutuo variabile. Non verranno prese in considerazione neanche le risoluzioni consensuali, le dimissioni non per giusta causa, il raggiungimento dell’età per andare in pensione, il licenziamento per un giustificato motivo soggettivo.

Resta comunque il fatto che l’Istituto di credito può concedere la sospensione senza che siano fornite altre garanzie aggiuntive e senza il pagamento di commissioni aggiuntive o spese istruttorie.

 

Calo drastico della pratica della “surroga”

Introdotta dal decreto Bersani nel 2007, la surroga (o portabilità) era sembrata davvero un colpo di fortuna per i consumatori, e anche un ottimo strumento per rafforzare la competitività tra banche. Questo provvedimento permette a coloro che hanno sottoscritto un mutuo di trasferire senza costi il debito residuo presso un altro istituto bancario che applichi condizioni migliori. All’inizio ne hanno usufruito in molti, ma oggi questa pratica sembra non piacere più: né alle banche né ai clienti. Come mai?

“Perché – dice Renato Landoni, presidente della società di mediazione creditizia Kiron Partner– agli attuali livelli di spread, la surroga non è più economicamente conveniente per il cliente. E gli istituti di credito la considerano più rischiosa”.

Il sopraggiungere della crisi ha spinto le banche a ridurre gradualmente l’offerta, e contemporaneamente l’accesso ai finanziamenti si è fatto via via più difficile al passato, escludendo di fatto quella fascia di mercato finanziariamente più debole.

Le famiglie, dal canto loro, temendo di non ottenere le delibere necessarie, sono meno propense a spostarsi da un istituto di credito a un altro. Ma è soprattutto “il fattore convenienza” che conta, ed è ormai chiaro che trovare, oggi, un mutuo a condizioni migliori di un’altro stipulato un anno e mezzo fa è pressoché impossibile.

La situazione potrà cambiare solo quando i tassi d’interesse ricominceranno a diminuire, e le banche potranno allora lanciare sul mercato nuovi prodotti.