Le spese per il mutuo della prima casa

Chi sta per accendere un mutuo per comprare la prima casa va incontro ad alcune voci di spesa: per la precisione sono cinque, vediamole nel dettaglio:

- spesa per l’istruttoria: serve alla banca per decidere de concedere o meno il finanziamento; varia dai 180 ai 300 euro

- spese di perizia: lo scopo è di stabilire il valore reale dell’abitazione in questione; varia dai 100 ai 300 euro

- spese notarili: una volta che il mutuo ci viene concesso, serve l’atto di ipoteca redatto da un notaio; bisogna poi aggiungere le imposte statali per l’attività contrattuale

- spese per l’imposta sostitutiva: consiste nel 0,25% sul totale dell’importo

- spesa per l’assicurazione: ogni mutuo è legato ad un’assicurazione, il cui valore dipende da quello dell’abitazione e dall’importo del mutuo

Tutte queste spese si azzerano in caso si scelga (e si possa) estinguere il mutuo anticipatamente.

Come cambia il Fondo di Solidarietà

Ci sono cambiamenti in vista per il Fondo di solidarietà per l’acquisto della prima casa. La Riforma del lavoro, varata dal Ministro Fornero, prevede infatti che l’accesso al Fondo sarà esclusiva di due categorie: chi perde il posto di lavoro e chi è colpito da handicap. In presenza di queste casistiche, è prevista la sospensione delle rate del mutuo per l’acquisto della prima casa.

Secondo quanto previsto dalla vecchia normativa del 2008, il Fondo permetteva, in particolari condizioni, di sospendere le rate del finanziamento, facendosi però carico degli oneri finanziari, ovvero degli interessi delle rate sospese.

Queste agevolazioni venivano concesse in vari casi, ma adesso, secondo quanto previsto dalla Riforma Fornero, la sospensione sarà limitata ai soli soggetti che dovessero perdere il posto di lavoro dipendente o parasubordinato e in presenza di forme di handicap.

Verrebbero dunque esclusi dai benefici tutti gli altri casi in precedenza previsti, come per esempio i costi di ristrutturazione e l’aumento della rata del mutuo variabile. Non verranno prese in considerazione neanche le risoluzioni consensuali, le dimissioni non per giusta causa, il raggiungimento dell’età per andare in pensione, il licenziamento per un giustificato motivo soggettivo.

Resta comunque il fatto che l’Istituto di credito può concedere la sospensione senza che siano fornite altre garanzie aggiuntive e senza il pagamento di commissioni aggiuntive o spese istruttorie.

 

Calo drastico della pratica della “surroga”

Introdotta dal decreto Bersani nel 2007, la surroga (o portabilità) era sembrata davvero un colpo di fortuna per i consumatori, e anche un ottimo strumento per rafforzare la competitività tra banche. Questo provvedimento permette a coloro che hanno sottoscritto un mutuo di trasferire senza costi il debito residuo presso un altro istituto bancario che applichi condizioni migliori. All’inizio ne hanno usufruito in molti, ma oggi questa pratica sembra non piacere più: né alle banche né ai clienti. Come mai?

“Perché – dice Renato Landoni, presidente della società di mediazione creditizia Kiron Partner– agli attuali livelli di spread, la surroga non è più economicamente conveniente per il cliente. E gli istituti di credito la considerano più rischiosa”.

Il sopraggiungere della crisi ha spinto le banche a ridurre gradualmente l’offerta, e contemporaneamente l’accesso ai finanziamenti si è fatto via via più difficile al passato, escludendo di fatto quella fascia di mercato finanziariamente più debole.

Le famiglie, dal canto loro, temendo di non ottenere le delibere necessarie, sono meno propense a spostarsi da un istituto di credito a un altro. Ma è soprattutto “il fattore convenienza” che conta, ed è ormai chiaro che trovare, oggi, un mutuo a condizioni migliori di un’altro stipulato un anno e mezzo fa è pressoché impossibile.

La situazione potrà cambiare solo quando i tassi d’interesse ricominceranno a diminuire, e le banche potranno allora lanciare sul mercato nuovi prodotti.